I mocassini azzurri

 

Quando al momento della nascita il Grande Touroperetor assegna ad ognuno il proprio viaggio, non sappiamo con quale criterio faccia la Sua scelta, perché mandare un bambino spagnolo in Spagna o perché far nascere un bambino nero a Napoli... nessuno può saperlo, ma a mio padre piaceva pensare che Lui, con tutto il rispetto per la sua onniscienza, si servisse di qualche "referente di zona" e mio padre sognava che forse nell'aldilà quello sarebbe stato il suo compito... almeno per Napoli e i comuni vesuviani. Quello era davvero il suo territorio: era indubbiamente, insieme con mio nonno, la guida turistica più accreditata del vulcano. Pensate che nei primi anni sessanta, con una intuizione di straordinaria modernità si era fatto fare dei biglietti da visita con un immagine del vulcano, dalla cui sommità eruttavano i percorsi ed i servizi che lui offriva: salita al monte in plenilunio con 'posteggia ' di mandolini... visita alla solfatara con guida virgiliana (aveva all'uopo una toga pretesta originale del film 'Quo vadis'), il tutto e qui sta il gusto dei Media (mio padre è stato un precursore) ricoperto da un po’ di vera sabbia del vulcano; cosicché le turiste inglesi o tedesche che conservavano il suo biglietto, si portavano con se un po’ della magia del Vesuvio. Ma l'arte della messa in scena turistica era stata solo affinata da mio padre, che l'aveva ereditata da mio nonno: la somma guida turistica (a detta di tutti), don Peppino Palumbo. Pensate che mio nonno, aveva organizzato per dei turisti tedeschi negli anni trenta una passeggiata in carrozzella nella villa reale di portici e mentre si attraversava il parco, alcuni musicisti, nascosti lungo il viale nel folto della macchia, suonavano e cantavano il Don Giovanni, con una sorta di effetto surrand-saund, mentre un manipolo di ragazzini, all’uopo addestrati, lasciavano cadere delicatamente dagli alberi, dentro le carrozze, arance di giardino appena colte... lo nominarono accademico Della Dusserdolf Deutscher Akademischer Austauschdienst!!! Il programma della mia vita è stato tutto un depliant turistico e sono nato e cresciuto in questa logica 'Sorrentina ' della vita. Volete sapere di che tipo di filosofia si tratti? Tutto il fatalismo dei napoletani, che già dalla nascita conoscono il mondo (ecco perché diventano le migliori guide), che di nulla si meravigliano e che di fronte ad ogni splendore, pensano: "... si, ma vuoi mettere i faraglioni! ... si, va beh! ma la grotta azzurra?" che davanti ad ogni vestigia storica, fanno il paragone con Pompei, oppure di fronte ad ogni nuova moda dicono: "Ahh! come quello che portava mia nonna in una foto del trenta' " il tutto certo condito, con quello snobismo dei Sorrentini... abituati ad essere ospiti di Goethe e prima ancora di Virgilio o di Tiberio. Ho cominciato la mia attività di guida, a diciott’anni nel sessantotto, ma il mio primo gruppo lo avevo avuto più giovane, nell'estate del 67' non ero ancora diplomato, ma mio padre voleva saggiare le mie doti di autonomia. Dovevo accompagnare un gruppo di americani a visitare i Bagni della Regina Giovanna, il gruppo veniva da Capri, portato in barcone dal Biancomo, personaggio mitico della Capri anni sessanta e tuttora vivente: una sorta di spirito del porto, non c'era posto barca, fitto di natante o giro in grotte segrete, che non dipendessero dal Biancomo. Bene quel giorno lui aveva portato i turisti ma solitamente era 'guida di mare', quindi sulla terra ferma ci voleva un supporto e questo era il mio incarico. Conoscevo molto bene i Bagni e tutte le cose da mostrare li intorno, perché avevo accompagnato in quel giro, sia mio padre, che mio nonno, ero comunque molto emozionato, perché questi turisti erano tutti miei, per la prima volta avrei condotto dei viaggiatori da solo, sarei stato il loro tramite con la realtà: il loro Virgilio. L'appuntamento era per le undici alle 'rocce verdi' (nessuno sapeva perché si chiamassero così, essendo nere come la pece, ma il nonno aveva inventato al riguardo una fantastica storia) io vi arrivai molto presto per l'emozione e nella speranza di scorgere da lontano la 'cianciola' (un grosso gozzo con una cabina) del Biancomo, ah! dimenticavo il Biancomo si chiamava così per via della foltissima chioma di capelli bianchi, che incorniciavano il suo viso perennemente abbronzato, immaginavo che su quelle rocce avrebbe fatto uno straordinario contrasto. Speravo di vedere prima la barca, per farmi una idea del gruppo ed organizzare il mio comportamento. Quando ero ragazzino sentivo dire dai grandi, che gli Americani facevano tutto con i piedi ed io prendevo la cosa letteralmente, ed allora mi esercitavo, disteso sul letto a fare tutta una serie di gesti con i piedi, così da grande sarei stato la migliore guida per gli Americani guadagnando molti soldi, essendo loro i turisti più ricchi e generosi. Chiaramente scoprii molto presto, che tutte queste cose erano false, soprattutto la generosità; comunque ogni volta che 'tratto' un gruppo americano, mi ritorna in mente questa storia. Finalmente il barcone arrivò ma non veniva direttamente da Capri ecco perchè non lo avevo visto arrivare... il Biancomo un po’ per mostrare la stupenda punta Campanella e soprattutto per risparmiare nafta, aveva traversato proprio di fronte Sorrento, percorso con correnti molto favorevoli. Figuratevi la mia meraviglia nello scoprire, che il 'gruppo' era di ragazze americane di una scuola liceale, erano accompagnate si, da due signore dall'aria arcigna di professoresse di matematica... ma in fondo, erano della mia età, potevo verificare il mio americano, ma soprattutto, cosa che a cui tenevo molto di più, potevo verificare il mio fascino latino. Mi ero vestito un pò alla marinara: pantalone di cotone bianco, maglia a grosse strisce bleu, ma soprattutto, tocco di classe un piccolo foulard bleu e bianco di Positano (li compravo alla fabbrica Pontisso, li pagavo cinquanta lire e dopo trent'anni ne posseggo ancora) e per finire il dettaglio più importante: le scarpe, per una guida la scelta delle scarpe è un problema serio. Le scarpe sono il nostro momento di contatto e separazione con il pianeta, è la suola, quel sottile foglio di pelle animale, che ci separa e ci unisce alla madre terra, le scarpe sono una sorta di ‘macchina’ per il nostro viaggio quotidiano e poi nel nostro lavoro sono un simbolo... vi fareste portare in giro da chi indossa scarpe dozzinali, di cattivo gusto, oppure solo funzionali e che nulla concedono al piacere dell'occhio?? e no! perché quello non può essere una buona guida, lui per primo non sa dove mette i piedi!! Quel mattino avevo scelto, poiché si doveva camminare sulle rocce, e la guida deve aiutare, piroettare avanti ed indietro con sicurezza, avevo scelto dicevo, dei mocassini di capretto semplicissimi, sfoderati, di un tenue azzurro (quasi color cielo), li faceva un artigiano di Vico Equense, erano favolosi, senza la suola un po’ come quelli degli indiani... beh del resto gli indiani erano famosi come guide... chi sarebbe stato Buffalo Bill senza la sua guida indiana...? Certo i miei erano percorsi meno pericolosi, ma anche io ero in grado, appoggiando l'orecchio per terra, di sentire la circumvesuviana che arrivava. Insomma ebbi un successo strepitoso con le ragazze, che al grido di Pippino, vollero fotografarmi da solo e in gruppo, con loro sullo sfondo delle rocce di Seiano, una addirittura volle farsi una foto distesa sulla panchina (complice la delicatezza della pelle caprina) con il mio piede appoggiato sulla schiena, come il cacciatore con la preda abbattuta, le sue compagne ridevano a crepapelle e persino le due accompagnatrici ridevano... forse tutto quello era un segno preciso? un invito ad osare, non lo sapevo... mi sentivo confuso... ma con certezza invece ricordavo... i "Doveri della guida" un libricino manoscritto di mio padre, che da anni tentava di stampare senza riuscirci... si l'unico posto dove quelle frasi erano incise era la mia mente, non potevo farlo! ne andava di mezzo la mia... come si dice... deontologia professionale. No, non potevo fare il cretino (anche se il portiere dell'Hotel Santa Lucia mi aveva detto che le americane... sono peggio delle svedesi...) no, no, quelle... erano il mio gruppo, anzi avrei dovuto difenderle dagli assalti dei 'pappagalli' e di qualsiasi altro importuno, e poi c'erano le due Teachers... Ma nel pomeriggio, la fortuna ed il Biancomo mi vennero incontro. Finita la visita ai Bagni della Regina ritornammo tutti alla barca... dove si fece uno Snack con panini con melanzane “a funghetti” e provola, preparati dal bar Damora e frutta fresca (furono tutti molto colpiti dal vedermi mangiare un grosso 'limone di pane' con tutta la buccia) poi il Biancomo raggiunto da un pescatore con “tagliacosta” (un barchino velocissimo, tipico della costiera) che aveva portato delle bibite gelate, propose alle signore di andare in quattro al largo, per vedere la "Donna nuda con le mani in tasca", una strana roccia che con i riflessi della controra, sembrava una fanciulla che si bagnava nel golfo, ma con le mani, messe a mo’ di anfora, che sparivano nei fianchi, io non avevo mai sentito parlare della cosa, ma finsi di conoscerla, (una guida deve essere anche disposta a mentire, pur di non perdere prestigio agli occhi del turista) del resto ero cosi felice di aspettare li con le ragazze facendo li bagno con loro!!! Fu bellissimo, ci mettemmo a fare la lotta in acqua, e meraviglia delle meraviglia più d'una volle baciarmi. Quando verso le quattro il Biancomo tornò con le signore rosse come peperoni (forse per il sole), cominciarono i saluti e una delle due signore volle darmi una mancia a nome del gruppo, io, come mi avevano insegnato rifiutai, con un certo imbarazzo dicendo, che io come mio padre ero un professionista pagato dalla agenzia... ma poi lei insistette ed io fui costretto ad accettare, ma le donai il mio foulard (Pontisso lire cinquanta) dicendole, che era di mio nonno, la grande guida turistica Peppino Palumbo. Li guardai allontanarsi in una scia di luce e rimasi li sulle rocce finché la barca non sparì all'orizzonte... poi pigramente nella calda luce del tramonto, mi avviai verso Sorrento per andare al bar Damora a prendere la mia percentuale (Il dieci per cento su diciotto panini, provola e melanzane). I miei mocassini sfoderati mi facevano quasi danzare, mentre camminavo felice sull’asfalto rovente.

 

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