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A’ Variante
Quella domenica i vigili gli avrebbero sicuramente rotto le scatole... aveva una mezza idea di andarsene a Roma, li si vendeva meglio che a Napoli e poi i clienti erano talmente ingenui, certo un grande venditore come lui ne soffriva, ma la giornata in qualche modo uno se la doveva 'buscare' e poi "...la domenica una sola volta a settimana viene!" e lui, ormai era una regola, vendeva solo nei giorni di festa. Stava appena ‘schiarando l'alba’, uscì sul balconcino a torso nudo, per sentire il tempo... Si! prometteva di essere una bella giornata, non tanto calda da stimolare la gente a fare le gite, ma abbastanza per delle belle passeggiate in città, per capirci: giornata perfetta per vendere. Si sentiva proprio in grande forma oggi doveva tornare 'vuoto'! Il mare si vedeva appena... aveva un aria così livida, sembrava invecchiato e soprattutto più lontano, che cosa curiosa! da ragazzino su quel balcone guardava passare le navi e immaginava di poterle colpire con la sua fionda... e invece adesso era come se il mare si fosse ritirato, lasciando sulla sabbia nera e fangosa tutti quei palazzi... come relitti di antichi galeoni, distrutti da chissà quali tempeste... oppure scheletri di cetacei... forse era per questo che voleva andarsene da Napoli, prima era una città di mare ed ora da qualche anno non lo era più, bah che sciocchezza... tutte le cose cambiano, le città, le persone... anche il mare... "la porta... chiudi presto... sto a facere suonno luonga luonga amore... by by..." non ci aveva proprio pensato che Alex dormisse, lavorava in un 'locale americano’ e finiva molto tardi... "dormi... ciaccarella, che tu sei straniera e devi dormire assai" come era bella, e che piedi! lunghi, nervosi, sempre abbronzati, qualsiasi scarpa calzassero... era un capolavoro... gli venivano sempre dei desideri quando la guardava così, mentre dormiva, le sembrava una sconosciuta... certo! anche nel sonno si vedeva che non era italiana... però non c'era tempo ehh già... doveva caricare la macchina. La scelta delle scarpe era fondamentale, 'l'assortimento' era il presupposto principale per una buona vendita, no non si trattava solo del tempo o della 'piazza'... l'insieme delle scarpe doveva costituire qualcosa di armonico... un paio di decoltè, qualche mocassino, almeno un antipioggia... e poi i colori, hehe su quelli non si poteva sbagliare! Luciano sorrideva, pensando che ogni volta la scelta del carico, gli ricordava quando da bambino andava con il padre la Domenica a comprare il pesce per la zuppa... la stessa meticolosa attenzione ogni 'pezzo' doveva ‘fare scopa’ con gli altri, e ogni volta a seconda di quello che offrissero i banchi suo padre aggiungeva un pesce diverso "a variante..." come diceva lui. Ok, gli sembrava che avesse fatto le scelte giuste, una buona zuppa pensò! mah? forse gli stivaletti erano di troppo, fuori da Napoli non si vendevano mai... decise di tenerli come ‘variante’, comunque la macchina era carica ora doveva solo sbrigarsi a partire. In viaggio guardava lontano, in quel punto dove sembrava originasse l'autostrada con l'occhio fisso, ignaro delle auto che aveva davanti. Si sentiva come quando si è sott'acqua, immersi in un mondo meraviglioso ma un po’ estraneo... i pullman turistici lo sorpassavano sfiorandolo a velocità incredibili e per Luciano erano barche che passavano sulla sua testa... ne avvertiva l'ombra e poi quasi ipnotizzato ne seguiva la scia. Solo quando fu in vista di Roma avvertì un po’ di sonno, di stanchezza... succedeva sempre così, quegli ultimi venti chilometri erano terribili. Chissà poi perché non avessero costruito Roma all'altezza di Monteporziocatone, pensate la fatica in meno per i pendolari dal Sud... bah! che pensiero stupido, era già arrivato. Gli piaceva, appena entrato in città, fermarsi ad un baretto di periferia, al tuscolano, uno di quei localini promiscui dove impiegati infreddoliti ed operai rubizzi cominciano la giornata, Luciano si sentiva tanto romano, tanto abituè, quando chiedeva al padrone "un cappuccino co er maritozzo" come era buffo quel romanesco quasi da avanspettacolo eppure era un modo per dire sono dei vostri... "semo tutti de Roma... è overo?" Come era bella quella città, ma quando si decideva a trasferirsi, cosa lo tratteneva a Napoli? Alex..? no lei no poverina... forse l'amava anche, ma così... sapendo che lei prima o poi sarebbe ripartita, solo per questo l'aveva accettata a casa sua... perché non era una cosa definitiva... no e poi 'l'amore' era un'altra cosa... era, faceva male, una volta lo aveva provato... ma forse ora non aveva bisogno d'amore... non sapeva di cosa avesse bisogno... eppure sentiva che nel profondo del suo animo stava cercando qualcosa... bah! quello che ora doveva trovare era un posto adatto per piazzare ‘la robba’. Le zone giuste per il suo lavoro erano in genere quelle semi periferiche, ma non troppo popolari: l'avventore tipico è in giro a riscoprire il suo quartiere nel giorno di festa, e bisogna piazzarsi in luoghi molto frequentati nei giorni feriali; la gente è molto ben disposta quando passeggia in posti che gli sono noti e che può godere con meno folla meno caos: le banche, i grandi magazzini, gli uffici postali... si questa 'posta' andava proprio bene. Era passata l'intera mattinata senza che succedesse niente di particolare, si aveva venduto, ma la gente non sapeva comprare: guardavano le sue scarpe, la sua merce senza nessuna espressione, disposti a spendere quarantamila lire per un paio che non ne valeva venti e rifiutandosi di pagare settanta un modello che ne valeva centotrenta. No, il suo genio era sprecato, c'era qualcosa che non andava nella sua vita. Ma cosa? Come al solito cominciò a fantasticare sulla sua esistenza, aveva tante qualità, sapeva fare tante cose... aveva la licenza liceale...ehe!! ma cosa stava combinando lì? vendeva scarpe favolose, con un negozio avrebbe fatto i milioni! Ma Luciano non voleva un negozio, chissà quante volte avrebbe potuto aprirlo a Napoli a Roma... e in mille altri posti! No, non era la vita per lui... amava si le scarpe e anche vendere... ma non come lavoro fisso... giusto la domenica... per sopravvivere. Quando entrava in questa sorta d’elucubrazioni, a metà tra la tristezza e l'esaltazione, la sua mente andava ad uno zio morto tanti anni prima, uno zio che aveva molto amato e rivolgendosi a lui con grande affetto gli chiedeva un 'segno'... no! niente di religioso, voleva un segno banale, quotidiano, si accontentava di una canzone da una finestra, un’auto dalla targa inusuale, qualcosa che gli indicasse una strada piuttosto che un altra... perché sentiva chiaramente che doveva fare delle scelte... sebbene non sapesse nemmeno di che tipo, comunque quella domenica, suo zio Pierino, lì nell'alto dei celi aveva altro da fare che comunicare con lui. Così Luciano passò una buona mezzoretta a cercare una decisione da prendere e... il relativo segno che avrebbe dovuto stimolarla. Certo una scelta da fare c’era e lui lo sapeva benissimo: pur amando visceralmente la sua città, doveva andarsene, il rapporto con Napoli era diventato morboso e senza futuro, proprio come quelle storie d’amore, che non hanno progettualità, quel maledetto, meraviglioso impasto di vicoli, suoni e odori di cibo gli stava rubando l’anima, paralizzandolo, su quel balconcino pericolante, sospeso nel sole. Fu allora che si ricordò di quei bellissimi stivaletti che non si vendevano mai. Aveva capito la lezione di suo padre, aveva trovato la ragione della variante: se avesse venduto gli stivaletti color tortora sarebbe rimasto a Roma, altrimenti sarebbe tornato a casa. Il fatto strano, non voglio dire magico, che comunque gli fece accapponare la pelle, il fatto strano dicevo è che non appena ebbe finito di formulare questo pensiero, un auto si fermò proprio di fronte a lui ed una bella ragazza indicò i famosi stivaletti... lui volle essere sicuro che la giovane donna chiedesse proprio quelli e quando lei li comprò con una determinazione perlomeno inusuale, si convinse che il segno c'era stato. La ragazza non era nemmeno uscita dalla macchina e li aveva pagati senza battere ciglio… e quando era ripartita sembrava che stringesse al grembo quei vecchi stivaletti scamosciati. Il fatto più curioso fu però, che pareva turbata... forse era un impressione di Luciano, che attribuiva a quella vendita un significato particolare... eppure la ragazza aveva una strana espressione sul volto... un espressione che Luciano non avrebbe più dimenticato… una dolcezza così struggente… così antica, più antica dei canti di sua nonna, quando si pettinava... fu come incantato da quel volto e rimase con la bocca dischiusa a sorriderle, anche dopo che l’auto scomparve, inghiottita dal pigro traffico domenicale. Luciano non smetteva di pensarci… del resto ora che doveva trasferirsi a Roma, gli ci voleva una donna nuova… tanto valeva darsi subito da fare, guardarsi intorno. Era proprio carina, gli sarebbe piaciuto rincontrarla per dirle che il suo arrivo aveva qualcosa di... magico... che aveva in qualche modo cambiato la sua vita… bah ma che gli veniva in mente? lo avrebbe semplicemente creduto pazzo. Com’è strana, relativa, la vita, guardando la stessa cosa da due angolazioni differenti può apparire tanto diversa... per quella sconosciuta ragazza era stato un semplice, qualsiasi gesto quotidiano... per lui significava molto di più… ma ora doveva smetterla di fantasticare… c’era un tipino distinto che guardava incuriosita un paio di stivali rossi, chissà se sarebbe riuscito ad appiopparglieli? I napoletani, si sa, sono grandi venditori e Luciano era quasi un genio.
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